domenica 23 luglio 2017

Chiave di lettura

 

Cosa mi manca
in questa giornata afosa
che tarda a tramontare,
con il sudore che scivola
lesto, adesso, sulla pelle?

Nemmeno l’ombra,
che nasconde il sole,
mi tende una mano
ed il ronzìo di un motore
lontano si mescola a quello
di zanzare, spavalde
di suggere il mio sangue.

Cerco una chiave
di lettura al dubbio.

Ecco.

Manca il tuo sguardo
penetrante, la tua
parola lancinante,
le inquietitudini di sempre.

Resta il silenzio,
parte di te e del mio
essere anormale.


                                   Giuseppe Romano

23/07/2017


mercoledì 12 luglio 2017

Premio Arte e Cultura

La Giuria della XXI^ Edizione Premio Internazionale "ARTE E CULTURA" bandito dall'Accademia Internazionale di Belle Arti, Lettere e Scienze Michelangelo Angrisani mi ha conferito il Premio Speciale per la Sezione Poesia Lingua Italiana. La premiazione è avvenuta a Cava de' Tirreni in data 25 Giugno 2017. Si ringrazia la Giuria per il premio conferitomi .    Giuseppe Romano

martedì 4 luglio 2017

Eppure...



Eppure ho sete di te
quando i momenti bui
pulsano incertezze,
con i ginepri avviluppati
tra cocci di vasi devastati.

Al crepuscolo dei giorni
ho sete di acqua pura
per mondare l’anima
impazzita che insegue
fantasmi senza volti.

All’orizzonte, lentamente,
un sipario scorre,
oscurando la scena.
Rievoca la chiusa
del gioco delle parti.


                         Giuseppe Romano

4/07/2017

sabato 1 luglio 2017

Il mio deserto di Carolina Monaci


Carolina Monaci, atleta malcesinese di Nordic Walking, ha partecipato recentemente alla “Ultra Sahara Race Namibia” che si è svolta a Namibia, attraversando il deserto della Namibia, percorrendo 250 chilometri in 5 tappe in autosufficienza, con i suoi bastoncini di nordic walking, per chiudere la gara al 2° posto tra le donne partecipanti, nonché tredicesima assoluta in classifica generale.
Della gara, ma anche di altro, Carolina ha voluto parlare il 30/06/2017, usufruendo della Sala Consiliare del Comune di Malcesine, alla presenza di un numeroso pubblico che l’ha ascoltata, ma soprattutto applaudita, durante il suo exursus narrativo.
Per descrivere l’impresa e i diversi momenti vissuti e superati, Carolina ha preferito iniziare a raccontare la sua vita partendo da molto lontano, dai suoi 6 anni, quando faticava ad esprimersi per problemi di dislessia. Elabora allora una sua prima esperienza di vita, con il desiderio di superare le sue difficoltà a relazionarsi con gli altri. Grazie al contributo dei suoi familiari inizia ad affrontare le difficoltà della montagna, suo primo amore, gareggiando in trekking e confrontandosi con atleti maschi in Alto Adige, location particolare e speciale per le vallate e le montagne alpine.
Successivamente, per l’amore dei viaggi, visita anche il Nepal ed altri paesi orientali, con l’opportunità di conoscere luoghi diversi dai nostri, con civiltà ancora allo stato primordiale ed allo stato puro.
L’ascesa delle montagne innevate, il raggiungimento di mete quasi proibitive per una donna, l’hanno maturata dentro, spingendola a provare nuove emozioni in giro per il mondo, sempre alla ricerca di luoghi particolari ed esclusivi.
A Calcutta ha avuto, anche, la possibilità di toccare dal vivo il dolore che si percepisce in quei luoghi colmi di povertà, con bambini abbandonati o handicappati, dove è ben visibile la disperazione che emerge negli occhi della gente, per la mancanza di mezzi che servono per la sopravvivenza, nonché per il dolore che circonda l’ambiente tutto.
A Calcutta si ammala, ma riesce a partire trovando ospitalità presso una struttura buddista che l’accoglie e la cura, aiutandola a ritrovare la pace con se stessa, liberandole la mente dagli orpelli della confusione mentale.
Esaurita la prima parte di questo percorso, è intervenuto Vittorio Cantoni che cura la parte relativa al dolore nel nostro fisico, con conseguente terapia atta a dominare il dolore stesso, anche nello sport, introducendo la seconda parte del viaggio di Carolina con una disamina particolare di tale terapia che, molto spesso, è solo mentale.

 Nella seconda parte Carolina si racconta descrivendo la prova sostenuta nel Sahara, assieme a tanti concorrenti maschi e pochissime donne, aiutandosi con i bastoncini e con lo zaino sulle spalle, attraversando il deserto, in competizione con altri atleti, ma nel contempo in solitudine con se stessa, attraversando diverse modalità di sabbia, subendo anche un leggero malessere alla gamba destra dovuto al ripercuotersi di un dolore che si era manifestato 3 settimane prima di partire per la competizione.
La gara è partita da Namibia il 30/05/2017, dopo un intenso allenamento effettuato per la maggior parte nel territorio di Malcesine, con la gioia finale di classificarsi seconda (2h 20m. dalla prima runner) tra le concorrenti donne, affrontando il deserto per 150 chilometri, con alcune fermate per approvvigionarsi d’acqua (1lt e mezzo ogni 10 km di percorso) e avendo in dotazione uno zaino per gli alimenti.
Molta forza di volontà per attraversare il deserto sapendo di partire tutti insieme e con la consapevolezza di rimanere soli con se stessi. Ma Carolina è stata più forte delle avversità, del dolore fisico, della solitudine, sconfitti con la tenacia e l’allenamento mentale; arrivando, comunque, al traguardo in condizioni ottimali.
Gli atleti sono stati supportati lungo il percorso da tende di appoggio con volontari e medici addetti alla distribuzione di bevande ed ogni assistenza di carattere medica e morale.
Carolina Monaci ha superato brillantemente la gara grazie anche ai preparatori che l’hanno allenata in modo completo.
Una performance che ci ha riconsegnato una Carolina più completa, come donna e madre, come atleta, come amica, per l’onore di Malcesine, del Veneto e dell’Italia tutta.
Grazie di cuore.

Giuseppe Romano
Malcesine, 30/06/2017

mercoledì 28 giugno 2017

Naufràgi


Invisibili,
artigli
affondano
le carni.

Nebuloso il domani
per naviganti acefali
di bussole, eppure
colmi di speranze.

Incontrollata,
la sferzata di vento
devia rotte
segnate da stelle.

L'oceano
colorato di rosso.
Volti anonimi,
inerti, fissano nubi.


Giuseppe Romano


23/06/2017


giovedì 22 giugno 2017

Pensiero

Gli uomini di qualsiasi razza e religione hanno creato sempre flussi di emigrazione/immigrazione per lavoro, turismo, ricerca di un mondo migliore da quello di origine. Spesso sono stati "deportati" per essere schiavizzati come hanno fatto gli Americani con gli Africani. Adesso "personaggi" creano movimenti per bloccare le frontiere, adottando diversi metodi anche cruenti, quasi una conservazione della specie alla quale appartengono, dimenticando che essi stessi sono stati originati da una miscellanea di molecole. Ricordiamoci, inoltre, che l'Italia, Paese al quale orgogliosamente apparteniamo, è stata ed è una Nazione di emigranti.
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